Dizionario Erotico

Afrodisiaco


Si tratta di una sostanza che stimola il desiderio sessuale.

Il termine afrodisiaco deriva dal nome della dea greca Afrodite.
Indica una qualsiasi sostanza assunta allo scopo - perlopiù presunto - di migliorare le prestazioni sessuali.

Non si tratta di un cosiddetto filtro d'amore, che avrebbe lo scopo di ottenere lo sviluppo di un sentimento romantico in colui che l'assume. Un afrodisiaco può consistere anche in alimenti eccitanti e corroboranti. Può essere un preparato farmaceutico, una pillola o un unguento d'origine vegetale o animale.

Come afrodisiaci, i medici greci e romani suggerivano rimedi blandi e naturali; lo stesso Ovidio, nell'"Ars amatoria", respinge gli afrodisiaci pesanti. Il toccasana del Medioevo e del Rinascimento è il "diasatirion", ricavato dal "Satyrium hircinum"; nel Settecento libertino si fa uso massiccio della polvere di cantaride, fatale se si oltrepassa la dose massima. Quest'ultima pare sia il solo afrodisiaco d'antica concezione sopravvissuto accanto ai moderni farmaci di sintesi.

Cibi dalle virtù afrodisiache sono ritenuti: i ceci, le fave, le cipolle, i porri, i cavoli, le melanzane, le castagne, i pinoli, le mandorle, i fichi secchi, le spezie in genere e soprattutto i tartufi. Nel mondo marino: le ostriche, i granchi di fiume e le uova di tutti i pesci. Tra i grassi, il burro. Particolarmente efficace era giudicato in antichità il cervello di qualsiasi animale, nonché la carne di piccione e di passero; erano reputati efficacissimi afrodisiaci i testicoli di toro e d'agnello, i "granelli" di gallo e il membro del cervo. In tempi recenti sono state svelate le qualità afrodisiache della polenta.

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